Lunghezza: 70 km.

L'itinerario segue soprattutto strade percorribili con l'auto, ma si consiglia l'uso di mezzi lenti per rivivere le suggestioni delle tappe dell'antico pellegrinaggio verso il santuario di Santa Maria di Leuca.

Tutti i punti di interesse sono raggiungibili con l'auto; solo in alcuni tratti è necessario proseguire a piedi e il roadbook di accompagnamento indica l'alternativa. In via generale, il percorso a piedi o in bicicletta è sicuro; di rado si attraversano strade a traffico intenso. Sono previsti numerosi punti di sosta (aree attrezzate, pinete, parchi); è possibile pernottare in masserie e in strutture ricettive, localizzate nei piccoli centri storici o nelle aree rurali.

Si attraversano Specchia, Tricase, Alessano, Ruggiano (frazione di Salve), Barbarano del Capo (frazione di Morciano di Leuca), Gagliano del Capo, Patù, Castrignano del Capo e Marina di Leuca. Si tratta di un percorso rurale che tocca luoghi di culto incardinati nei tracciati della Via leucadense, la Via dei Pellegrini. I punti salienti sono il centro storico di Specchia, i luoghi di don Tonino Bello, l'insediamento rupestre di Montesardo, le cripte del Gonfalone a Tricase e di Sant'Apollonia a San Dana, Leuca Piccola a Barbarano, la Centopietre e Vereto a Patù e la Basilica de finibus Terrae a Leuca.

A Specchia, degni di nota sono la chiesa della Madonna del Passo, a ridosso del cimitero comunale, con un interessante insediamento rupestre medievale, quella altomedievale di Sant’Eufemia e il bosco Cardigliano.

A Lucugnano, palazzo Comi era appartenuto fino al 1961 a Girolamo Comi, uno dei poeti più rappresentativi della letteratura salentina del Novecento. L’edificio, in cui sono  conservati il suo patrimonio librario e i suoi manoscritti, ospita la Biblioteca Provinciale “G. Comi” e un piccolo Museo della Civiltà contadina.

L’itinerario prosegue a Sant’Eufemia, frazione di Tricase, con la cripta del Gonfalone, una delle testimonianze “in rupe” più pregiate del Salento. L'ambiente ipogeo era ricoperto da affreschi; la decorazione residua più interessante è nella parete nord ed è costutita da due strati, collocabili tra il XIV-XV secolo e il XVI secolo.  

Ad Alessano, la memoria del beato don Tonino Bello si perpetua attraverso la casa-museo, dove ha sede il M.I.M.A.C (Museo Internazionale Mariano di Arte Contemporanea), la Fondazione omonima e il cimitero comunale, dove è sepolto. In prossimità del cimitero, il medievale insediamento rupestre di Macurano si collocava in un'area compresa tra Alessano, Montesardo, Corsano e il mare; per questa peculiarità topografica assunse un ruolo significativo negli scambi e nei commerci, attestati anche dalla presenza di tre masserie. Si articola lungo la fiancata della Serra ed è costituito da numerose grotte, che presentano tipologie abitative e produttive. Notevole il sistema di canalizzazione delle acque piovane, purtroppo oggi visibile solo in parte. Il sito è vivacizzato da strutture in pietra a secco, tipici esempi di architettura rurale salentina. La frequentazione dell'area proseguì anche in età moderna con l'edificazione della Masseria Santa Lucia e della cappella di Santo Stefano. Poco distante, un'altra testimonianza del medioevo salentino è la chiesa di Santa Barbara, un tempo appartenuta ad un monastero femminile benedettino.

I luoghi di Alessano costituiscono i cardini del Sentiero “Della Pace”.

Proseguendo ancora verso sud, alla periferia sud-est di San Dana (frazione di Gagliano del Capo), si trova la cripta medievale di Sant'Apollonia, caratterizzata da una celletta con un seggio scavato nella pietra. I radicali interventi dei secoli scorsi non consentono una lettura chiara dell'invaso originario.

A Giuliano di Lecce, frazione di Castrignano del Capo, il centro storico è rappresentato dal castello e dalla chiesa di San Giovanni Crisostomo; nell'area suburbana e in quella rurale si trovano rispettivamente la cripta del Pantocratore, che prende il nome dall'affresco del Cristo Pantocratore, e la chiesa bizantina di San Pietro (X sec.),  probabile edificio monastico.

Il complesso monumentale di S. Maria di Leuca del Belvedere a Barbarano, frazione di Morciano di Leuca, è conosciuto come Leuca Piccola. La struttura (XVII sec.) è stata un luogo di ristoro per i pellegrini diretti a Leuca; singolare è l’ipogeo, situato sotto la chiesa, largo circa 20 metri con un corridoio lungo più di 50 metri, e dotato di tre pozzi e di nicchie scavate nel banco roccioso.

Patù conserva tesori inestimabili, come l'area archeologica di Vereto, centro messapico, con tratti di cinta muraria visibili in località Uschia Pagliai, e la cosiddetta Centopietre, probabile monumento funerario medievale, costruito con i blocchi provenienti dalla vicina città messapica.

In direzione del mare si trova un'area naturalistica ai margini del canale di Volito e, più precisamente, in località Pozzo Volito.

Santa Maria di Leuca e il suo Santuario mariano de finibus Terrae è la tappa finale dei pellegrini che percorrevano la Via Leucadense. Nella marina, fanno bella mostra di sé le numerose ville eclettiche (XIX-XX secolo) e la Torre dell'Omomorto (XVI sec.).